Michael Rotondi

ph Atlantide by Lido Collettivo. Michael Rotondi nasce a Bari nel 1977. Espone dal 2003 in spazi pubblici e privati in Italia ed all’estero. Dal 2014 è nella collezione internazionale Apt Global e Benetton. Ha esposto alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per la collezione d’arte “Imago Mundi” di Bennetton (2015). Nel 2016 entra ufficialmente nel gruppo di artisti Wurmkos. Esce un libro monografico edito da E20Progetti editore sul suo lavoro: Michael Rotondi 2006-2016. I don’t care about painting. Viene invitato alla Biennale di Teheran in Iran. Una personale, Post-ornamento, a Milano da Area/B, riflette sul concetto di Beuys : la riconciliazione tra uomo e natura. Nel 2017 una personale al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone dal titolo End Hits ed un progetto con Wurmkos al Padiglione d’Arte Vivente (PAV) di Torino. Oggi è docente di pittura all’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” IED di Como. Vive e lavora a Milano e il suo studio è LABO in Via V. Gianferrari 6.

Come nascono le tue opere? Qual è il tuo processo creativo?

Le mie opere nascono vivendo. Racconto il presente, il ricordo, la narrazione di un processo antropologico.

Col tempo, maturando e pensando alla necessità di voler far parlare il lavoro, mi sono ritrovato a lavorare su questi temi. Nascono dal mio vissuto e dal mio retaggio culturale che include musica, rituali popolari, forte legame con la terra ed il territorio di provenienza: il mare e la moltitudine di storie che mi ha sempre raccontato.

Mentre una parte della tua produzione affronta temi sociali, altre tue opere interrogano la realtà più intima dell’essere umano. C’è una relazione tra queste due parti della tua produzione? Ce le racconti più nello specifico?

La relazione sta nel portare avanti tre temi fondamentali che poi si sfaccettano in “sottocategorie” legate ad ognuno di essi.

I temi sono intrecciati fra loro ed in sostanza sono memoria collettiva, memoria personale ed emotività. L’emotività è dappertutto, quindi diventa un mezzo di trasmissione.

Il tema collettivo, invece, è legato alla società, ai miti popolari ed ai rituali politici che viviamo, intesi su larga scala, che comprende tutto quello che ci circonda.

Good Morning, Captain, 2015. SOAP. Michael Rotondi. Courtesy l’artista. ph Filippo Armellin.
“Quella di Michael è un’operazione di scavo storico e, al contempo, introspettivo, la narrazione di un’archeologia della memoria. Lo spettatore è messo così di fronte a una doppia testimonianza: quella del ragazzino che, come parte della comunità colpita, ha vissuto la tragedia e quella dell’artista, che tenta adesso di formalizzarne il ricordo”.
(cfr. Dario Giovanni Alì, Cerchio Magazine)

Nelle tue opere si nota come l’immagine prevalga sul tecnicismo: come si rapporta questa tua personale “reazione” con il figurativo? Che rapporto si instaura tra un’immagine eseguita emotivamente ed un’installazione ponderata al dettaglio, nella quale la stessa immagine poi viene collocata?

Preferisco lavorare su una traccia che deriva da un’azione. Ho sempre vissuto la pittura in questo senso, privilegiando l’immagine. Le immagini le attingo da tutto: disegni, foto, collage, immagini di archivio, vecchie riviste, frame da video. Ciò che mi interessa è partire da qualcosa di reale. Il fulcro del problema sta nella trasformazione creativa che se ne ottiene e come il lavoro parla di ciò che viene rappresentato.

Io prediligo la pittura come mezzo e non come fine. L’opera pittorica diventa infatti il tassello di un mosaico più complesso: l’installazione.

A cosa ti riferisci quando affermi che la reazione dello spettatore è parte stessa dell’opera?

La reazione genera azione e viceversa. Quando guarda un’opera, lo spettatore si ritrova a cercare qualcosa che gli appartiene e anche se resta un processo incosciente, la sua mente attiva questa modalità. Quindi di fronte ad un mio paesaggio, ad esempio, la prima cosa che può venire in mente è: l’ho già visto, ci sono stato, mi ricorda quel posto.

Magari non è così, ma solo il fatto che questo ragionamento avvenga in automatico, ecco, in quel momento chi guarda diventa parte di esso anche solo per un momentaneo intimo approccio, magari non propriamente conscio.

Grazie Michael! Buon lavoro e a presto!

febbraio 16, 2018