Lorenzo Baroncelli

Nato a Pistoia nel 1992, attualmente vive a Milano.
La sua ricerca indaga l’identità dell’individuo e la relazione di questo con il tempo in cui vive.

Chi sei?

Il “chi sei” secondo me può essere una direzione, ma non è definibile: per me non possono esserci cose definitive. Una direzione la capisci quando ci sei già dentro, a me capita così: inconsciamente prendo una direzione e improvvisamente mi accorgo di essere nel posto giusto per quel preciso momento. La stessa cosa succede nei miei lavori: quando arrivo a un risultato, magari molto sofferto, capisco a posteriori che era proprio quello che avevo in mente già dall’inizio, e che ha preso forma pian piano.

E ora? Riesci a intuire in che direzione sei?

Con il mio lavoro indago il tema dell’identità. Quotidianamente, imbattendomi nelle altre persone, le osservo: ne guardo i particolari, cerco di capire chi sono veramente dai segni che ho a disposizione. È come se sbirciassi nelle loro tasche per raccogliere più indizi possibili e accostarli al loro volto, provando a scoprire qualcosa di loro. Ed è poi quello che ho fatto nel mio primo lavoro fotografico.

Io non potrei fare a meno dell’altro, non posso vivere se non in contatto con le persone. Devo essere in relazione con qualcun altro perché è dalle relazioni che arrivano gli stimoli, la voglia di fare.

Certamente indagare l’altro è più facile che indagare se stessi. È un lavoro che su di me non riesco a fare, anche se questo mio sbirciare nelle persone che fanno parte delle mie giornate, che sia solo per un attimo sull’autobus la mattina o giorno dopo giorno nella mia quotidianità, si può considerare come un lavoro che faccio, attraverso gli altri, su di me. È come se mi descrivessi attraverso le persone che mi circondano. È come se levassi uno scudo tra me e il mondo, ma nello stesso tempo muovessi i primi passi per avvicinarmi a me stesso. E ci arriverò prima o poi.

febbraio 16, 2018