Laura Bassan

ph. Giorgia Re. Laura Bassan (Milano 1990) è un’artigiana orafa.
Diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2014, nello stesso anno vince una borsa di studio presso Le Arti Orafe Jewellery School & Academy. Il suo motto è: The perfection of imperfection.
Il suo laboratorio è a LABO in Via V. Gianferrari 6.

Perché hai scelto l’oreficeria e che rapporto c’è tra il gioiello e l’arte? Ci interessa capire il tuo percorso.

Ho fatto Scenografia all’Accademia di Belle Arti [di Brera] e il gioiello era un accessorio molto usato quando dovevamo definire un personaggio o il costume di un personaggio. Studiando storia del costume mi sono appassionata a questo e ho cominciato per gioco, quasi come passatempo. Ero in un periodo in cui non sapevo cosa fare della mia vita, stavo finendo Scenografia ma non volevo fare la scenografa, e quindi ho iniziato a pensare “perché non far diventare questo più di un passatempo?” Poi ho conosciuto Maria Chiara [Lamperti] e abbiamo cominciato a frequentare qualche mercatino, io però non avevo ancora fatto nessun corso di oreficeria…

– BIGIOTTERIA –
ma neanche bigiotteria! – ERAN BELLI PERO’ –

Sì… però erano forse più artistici prima che adesso, usavo dei materiali non convenzionali, era più l’idea che la portabilità del gioiello.

Poi ho partecipato a un bando per una borsa di studio per una scuola molto figa a Firenze [Le Arti Orafe Jewellery School & Academy], e ho vinto, mi sono trasferita lì, ho frequentato la scuola. Ed è stato bellissimo perché ho trovato il mio posto. Io non ho mai saputo quale fosse veramente il mio posto, durante la prima lezione, quando mi sono seduta al banchetto e ci hanno mostrato le basi del saldare, mi ricordo di aver proprio pensato: “Bene, questa cosa la posso fare per il resto della mia vita e sarò contenta”.

E quindi addentrandoci nel tuo lavoro, nei tuoi gioielli riprendi forme naturali. Perché e come scegli le forme che poi diventano i tuoi gioielli? È interessante capire come nascono.

Amo molto la natura, quindi da subito ho cercato di riproporre elementi come foglie, fiori… Adesso, invece, ho capito che mi interessa molto lavorare sulla materia, sulla texture: i gioielli che sto facendo adesso sono più materici e, al contempo, sono anche più semplici, più minimal.

Invece il tuo motto della “perfezione nell’imperfezione”: da dove nasce?

Ho pensato che l’artigianale è bello perché c’è un’imperfezione nel lavoro e questo dettaglio che rende imperfetto l’oggetto è sia il bello dell’artigianale che il bello poi di ogni persona… E il motto è poi nato da lì. Cosa rende un gioiello artigianale unico: l’imperfezione. Delle cose belle ci innamoriamo tutti, quando ci innamoriamo anche delle imperfezioni scopriamo l’unicità.

Benissimo, chiarissimo. Grazie!

 

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febbraio 15, 2018