Isabella Nazzarri

Isabella Nazzarri artista pittrice arte contemporanea
Isabella Nazzarri (Livorno 1987) è una giovane artista. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2014 è la vincitrice del Griffin Prize. Espone dal 2011 in mostre collettive e personali; le sue opere sono presenti in numerose collezioni. Il suo lavoro parla da sempre di metamorfosi e trasformazione. L’artista si lascia attraversare dalla sostanza, dal colore e da ciò che mi viene evocato dalla materia stessa. Le sue opere hanno più un senso che un concetto, poggiano su un piano sensoriale che invita lo spettatore a partecipare con la propria personale sensibilità. Isabella Nazzarri vive e lavora a Milano. Il suo studio è LABO in Via V. Gianferrari 6.

Innanzitutto, una domanda sul tuo lavoro: dove si origina l’interesse nella materia organica e nella natura in mutamento? Le opere che abbiamo visto l’ultima volta erano molto legate all’aspetto naturale e ci interessava capire meglio questa scelta.

La natura mi ha da sempre interessato per vari motivi: per un motivo formale, ma anche perché trovo che la natura abbia una forma perfetta a suo modo, rappresentativa dell’armonia del mondo; quindi mi piace molto rappresentare questo tipo di forme. Hanno anche qualcosa di spirituale per me.

Poi mi interessa la metamorfosi perché vedo la natura come un elemento in continuo mutamento, che si evolve… sempre in movimento… un moto perpetuo, un’idea di infinito.

Osservando le tue opere, emerge uno stretto rapporto tra subconscio e forma naturale… Ti interessa questo aspetto? Che legame c’è tra la mente e il corpo nel tuo lavoro?

Si assolutamente mi interessa. Diciamo che le forme che vengono fuori, che emergono nei miei dipinti rappresentano da una parte forme naturali, dall’altra forme mie intime, quindi appartenenti a un subconscio, quasi degli elementi, degli archetipi che conservo nella memoria e mi appartengono. Quindi c’è questo contrasto tra delle forme appartenenti a un mondo naturale ma che possono essere anche appartenenti al proprio bagaglio di immagini intime, che vengono da me.

Certamente. Come avviene il tuo processo creativo? Ti rifai a determinate situazioni della realtà quotidiana o trovi suggerimenti altrove?

Diciamo che leggo molto e osservo molto, molte immagini di tavole naturalistiche (queste mi interessano molto) in particolare anche di vegetali, rocce.

Poi queste immagini rifluiscono successivamente nei dipinti sotto forma di ricordi, di evocazioni, e quindi c’è questo legame tra la mia gestualità che però conserva tutte queste evocazioni di natura, che non è un’evocazione diretta, la natura non viene raffigurata, io non rappresento una roccia ma con il gesto evoco quello che ho visto, l’essenza della roccia ad esempio, il pattern.

Sublimazione di una valle, acrilico su tela 120×120 cm, 2017.
Courtesy ABC-ARTE

Molto interessante. Un’ultima domanda: come vivi il rapporto, se c’è, tra casualità e intenzione?

Ovviamente c’è sempre una negoziazione tra casualità e controllo, perché mi piace lasciare che sia la casualità a definire il lavoro, però dev’essere una casualità guidata. È un equilibrio molto fragile diciamo; accade in alcuni momenti in cui sono ispirata lasciar fluire le cose ma comunque dargli una direzione non troppo forzata.

Come se una cosa innescasse l’altra e andassero in parallelo.

Esatto, perfetto.

Benissimo, grazie!

febbraio 16, 2018