Giulia Alli

Giulia Alli nasce a Legnano (MI) nel 1991. La sua ricerca si focalizza sulla materialità della fotografia, sull’elemento naturale come recupero dell’essenza delle cose e sul viaggio come momento di crescita.

Chi sei?

È una bella domanda, soprattutto perché penso che la conoscenza di se stessi sia una cosa che non si finisce mai. Posso dire che adesso mi sento una persona che sta scoprendo delle cose. Uso la fotografia, ma uso anche la scrittura, cerco più vie, più metodi espressivi. Sono una persona che brama la conoscenza e cerca qualsiasi mezzo per arrivarci.

Come si collega questa tua brama di conoscenza con i tuoi lavori fotografici?

I miei lavori sono tutti delle sfaccettature di questo concetto. Le immagini che creo nascono dalla restituzione di un’esperienza molto intima, un’esperienza di conoscenza di me stessa che prende poi forma modellata attraverso il mezzo espressivo che scopro essere più adatto. In questa esperienza di conoscenza per me è essenziale l’elemento naturale, forse la mia ricerca è iniziata proprio da lì. Mi interessa la Natura con la “N” maiuscola, che si insinua sempre nella conoscenza delle cose e che ho sempre visto come tentativo di recupero dell’essenza.

Poi pian piano questa attenzione per l’elemento naturale si è evoluta e mi ha portato ad appassionarmi alla materialità della fotografia come oggetto e non come accostamento di pixel. Per me il rapporto con una fotografia non è solo visivo: deve riuscire a far lavorare anche altri sensi. Per me il tatto è uno strumento potentissimo: mi dà la certezza che quella cosa esiste, è lei, e quindi posso conoscerla.

Con i tuoi occhi, 1976 – 2016. negativi 35mm scansionati. Courtesy l’artista. “Il lavoro vive nel dualismo tra gli sguardi di diverse generazioni: persone, luoghi, oggetti a me familiari, rimangono nitidi nell’immagine, costituendo una riscrittura di quella storia, un nuovo archivio dato da un riconoscimento visivo e dalla coesistenza di diversi occhi”.

Cosa vuol dire per te conoscere veramente qualcosa o qualcuno?

Vuol dire cercare di andare dentro le cose, per quanto lavoro questo possa costare. Non sono una persona che di solito si ferma alla superficie. Sono convinta che ogni persona, ogni oggetto, ogni situazione, abbia un involucro esterno e uno interno; io cerco di rompere l’involucro interno per poter guardare direttamente al nucleo. Magari non ci riesco, ma ci provo, ed è questo ciò che mi muove.

febbraio 16, 2018