Ezio Roncelli

Ezio Roncelli è nato a Bergamo nel 1992. Il suo studio di basa sull’utilizzo dei media digitali, ricercando metodi innovativi per la creazioni di nuove immagini e sull’entità del tempo.

Cosa vorrei essere? Un artista che lavora con l’immagine. Difficilissimo, non lo sono ora, però vorrei esserlo.

Qual è il tema della tua ricerca?

Il tema della mia ricerca, per ora, è lo studio del processo dei vari strumenti che uso, in questo momento per esempio lo scanner. Devo sempre sperimentare, non per forza sull’immagine, ma davvero su qualsiasi cosa. Più in generale mi interessa utilizzare il tempo. Se si pensa alla fotografia si associa istintivamente il tempo con l’istante dello scatto e basta; la mia idea invece è di riassumete un lasso di tempo, comprimendo la durata reale dell’evento in un’unica immagine.

Perché ti interessa lavorare su questa idea di compressione?

Perché un’immagine racconta solo una vicenda. Quello che invece voglio che succeda, è che quando qualcuno si avvicina, non solo spazialmente ma anche intellettivamente, alle mie immagini, noti che c’è qualcosa di particolare: voglio che guardi, cerchi di capire e di indagare il processo con cui è stata realizzata, sia spinto dalla curiosità di mettersi in relazione con l’immagine. Le mie immagini chiedono di avvicinarsi per permetterti di vedere sempre di più.

Il giorno dopo, 2016. Ezio Roncelli. Courtesy l’artista. “Il ferro e l’acciaio delle architetture industriali si accartocciano con la leggerezza di un foglio. Il giorno è quello dopo la tempesta, un momento che esiste solo nello spazio della fotografa”.

Perché ti interessa utilizzare così la fotografia?

È una soddisfazione. Non è semplicemente il creare un’immagine nuova, ma è un nuovo processo per avere un’immagine. In questo ho un grande punto di riferimento in Muybridge, che ha utilizzato la fotografia per arrivare a un risultato diverso da quello per cui era stata inventata. Per me l’importante non è tanto la fotografia, quanto l’immagine. Il punto di partenza del mio lavoro, infatti, è il voler capire come funzionano le cose. In ogni lavoro è essenziale per me trovare un nuovo processo, un nuovo metodo per fare immagini, che può anche non avere niente in comune con lo scatto della macchina fotografica.

febbraio 16, 2018