L’ascolto della forma

Con uno spicchio di mela, a quattro anni, mi sono affacciata al mondo dell’arte facendo un ghirigoro, bellissimo e profumato, su tutto il perimetro dei muri della casa nuova, mentre i miei genitori erano intenti al trasloco. […] Dalla curiosità e dall’interesse dello sperimentare è nata la passione. È nata dal fare, dal piacere di vedere prendere forma, dalle mie idee e dal mio lavoro, con un pensiero progettuale, qualcosa che prima non c’era. (Tratto dall’agenda personale di Sara Montani, 1996).

Milano Connecting Studio incontra un nuovo artista ed apre le porte di un nuovo studio.

Vestale, 2010. Sara Montani.

In occasione della mostra Via Noto 15, L’Ascolto della Forma sarà infatti possibile visitare lo studio di Sara Montani, artista e sperimentatrice inesauribile, nota nel contesto artistico e culturale milanese per la sua produttività creativa e per il suo impegno nel mondo della scuola, caparbiamente convinta che l’arte, quale elemento di formazione, debba con forza e volontà, divenire patrimonio delle nuove generazioni.

Indagatrice, inesauribile, creativa. Artista, insegnante, mamma, nonna.Così conosciamo Sara Montani, mentre ci guida passo passo nel suo studio traboccante di storia.

Con la mostra retrospettiva Via Noto 15, L’Ascolto della Forma, Connecting Studio ha voluto porre un accento diverso: si è scelto di accostare le opere appartenenti a fasi molto diverse e distanti dell’artista, scardinando il classico succedersi temporale, poiché crediamo che la mera cronologia non sia interessante quanto il riemergere di una costante, di una “nota continua” nel lavoro, di quell’accordo che tiene insieme tutte le variazioni.

L’opera di Sara Montani è vasta, densa, multiforme, e visitare il suo studio ci ha dato la chiave di lettura: tutti i materiali, le opere, sempre diverse e numerose presenti nel laboratorio, fanno percepire un’aura di raccoglimento e intimità.

All’interno di un grande spazio, l’artista raccoglie e trattiene oggetti importanti del suo vissuto, che vivono e rivivono, raccontando nuove storie all’interno delle opere.

Prima veste, 2003. Sara Montani. Installazione nel bromografo di Giorgio Upiglio. Studio di Sara Montani.

Sara Montani, innanzitutto, ascolta.

L’ascolto è azione ricettiva di fronte all’arte e alla vita; è ascolto totalizzante della materia, degli oggetti, della sensazione che ne consegue; è ascolto del sentimento di sé, che la stessa artista comprende mentre crea.

È quindi l’ascolto a rivelare, a suggerire all’artista quale sia la forma adeguata alla data intuizione creativa.

Nella sua espressione molteplice (dalla storia fotografica Per mangiarti meglio degli anni ‘90, all’installazione in resina Presenze assenti, 2012, ai lavori calcografici del ‘97/99 come Fossile. Regole e trasgressioni, fino alle installazioni di colonne luminose, Colonna di vita o vita in colonna? ed altre opere di pittura), la forma è profondamente ordinata nella tecnica ponderatamente scelta per ciascun lavoro.

Tuttavia, l’ascolto attivo delle intuizioni, delle opere, degli oggetti non riguarda solo la sfera intima dell’artista, ma, come un dialogo silenzioso, si impone anche al fruitore, che deve ascoltare le opere per poterle guardare e non solo vedere (cfr. Omaggio a Satie, 2010).

Le opere presentate in mostra rappresentano degli spaccati di alcuni momenti significativi del suo percorso artistico dal 1968 ad oggi , con particolare attenzione agli anni 2000, che coincidono con la maturità artistica di Sara Montani. L’evento rappresenta la prima retrospettiva del lavoro di Sara Montani ed è il primo di tre appuntamenti.